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Milano - San Siro

Urbanisti da marciapiede

Via Abbiati è un confine, una delle porte al quartiere di San Siro. Pochi metri più in là, all’incrocio con via Dolci, i binari del 16 separano come un cicatrice i palazzoni popolari del Quadrilatero dagli stabili civili situati sull’altro lato, ormai già eleganti e valutati generosamente dal mercato immobiliare. Le saracinesche colorate dello spazio 30Metriquadri si affacciano direttamente sul marciapiede. In quello che una volta era un bar, rimasto vuoto per anni, i ricercatori del Politecnico di Milano hanno installato il loro quartier generale, declinazione sul territorio del progetto di ricerca Mapping San Siro.

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I. Laboratorio permanente

Mapping studia gli spazi fisici urbani e architettonici, la dimensione sociale e politica che attraversa la vita degli abitanti del quartiere.

Mapping San Siro nasce nel 2013 sotto forma di workshop. L’idea di Francesca Cognetti e Beatrice De Carli, docenti del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, è di avviare una prima perlustrazione del quartiere, una ricerca sul campo, sfruttando come base un’aula dalla scuola elementare Cadorna. Nel lavoro di ricerca si intrecciano temi e metodologie differenti: lo studio degli spazi fisici urbani e architettonici, la dimensione sociale e politica che attraversa la vita degli abitanti del quartiere. La partecipazione va oltre le aspettative: pochi mesi dopo l’avvio del progetto, si fanno avanti studenti e ricercatori di altri atenei. «Alla fine del workshop sentivamo di non aver esaurito le domande – sottolinea Alice Ranzini, ex studentessa di Urbanistica del Politecnico -. Così si è deciso di proseguire e approfondire altri temi». A questo punto si apre un nuovo capitolo nella storia di Mapping, un periodo caratterizzato dalla ricerca di un luogo dove insediarsi stabilmente per proseguire la ricerca. Intanto il gruppo utilizza soluzioni di fortuna, approfittando della disponibilità di alcune associazioni del quartiere, che mettono a disposizione un locale e delle sedie.

Per il Politecnico dislocare sul territorio un gruppo di docenti e studenti è un progetto che risponde all’idea di incrociare insegnamento e ricerca sul campo con un’attività di progettazione condivisa. Un metodo di lavoro definito in termini tecnici come “ricerca-azione”. Secondo questo modello, lo spazio urbano è un prodotto sociale, un luogo dove ogni attore presente sul territorio partecipa alla costruzione e al cambiamento del contesto circostante. Gli assi intorno a cui ruota la ricerca del gruppo di Mapping sono tre:

  • La casa e l’abitare
  • Il cortile e gli spazi comuni
  • Gli spazi commerciali e sociali rimasti vuoti e inutilizzati

In particolare, i temi del disagio abitativo e della composizione della popolazione sono il cuore dell’indagine. I ricercatori hanno passato il quartiere di San Siro ai raggi X, scomponendolo in livelli e incrociando poi dati istituzionali, informazioni raccolte in prima persona e testimonianze dei residenti. Un’attività di analisi sfociata nel 2003 in un Istant Report denso di mappe, storie, riflessioni e proposte.

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Costruito fra il 1935 e il 1947, il quartiere mostra una costellazione di realtà differenti: una galassia di micromondi interni gestiti secondo logiche plurali, a partire da diverse esigenze abitative. Una mappatura dettagliata segnala gli stabili con amministratore, quelli autogestiti (cioè con pulizia e manutenzione scelti e controllati dagli abitanti) e quelli governati da custodi Aler. Una differenza importante, perché la cura quotidiana del cortile e dello spazio comune, come il trattamento dei piccoli disagi di ogni giorno, in questo quartiere spesso fa la differenza in termini di qualità della vita. Lo spazio pubblico è raro e la coabitazione a volte genera conflitti e tensioni. Molti luoghi pubblici sono inutilizzati e richiedono un progetto di trasformazione, come l'ex asilo dell'infanzia in via Zamagna, l'ex sede dell'Anpi in via Mar Jonio, l'ex cinema Alpi o la cascina di via Paravia.

II. I risultati della ricerca

L’8% degli alloggi non ha i requisiti per entrare nelle liste di Edilizia residenziale pubblica.

La questione più scottante a San Siro è quella del disagio abitativo. I ricercatori di Mapping hanno censito il taglio degli alloggi, spesso sovraffollati. L’8% degli appartamenti non ha i requisiti per entrare nelle liste Erp (edilizia residenziale pubblica) perché inferiore a 28 mq: 270 case “sottosoglia” che, non potendo essere assegnate, rischiano di essere occupate. Anche gli appartamenti formalmente adeguati sono di dimensioni contenute: il 7% del totale è compreso tra i 28 e i 35 mq, mentre il 68% sono bilocali tra i 35 e i 45 mq. Non la soluzione migliore per le famiglie numerose o con figli maggiorenni.

A San Siro il disagio è stato accresciuto anche dalla progressiva erosione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica: 1459 alloggi sono stati venduti nel corso del tempo e oggi Aler ha messo in atto un nuovo piano vendita (che prevede la vendita di 10000 alloggi a Milano). Buona parte delle case sono state cedute a privati o concesse in gestione locativa sociale a soggetti del terzo settore o categorie speciali (forze dell’ordine, personale Atm). La particolarità è che gli alloggi sottratti alle graduatorie di assegnazione pubblica raramente sono aggregati in un unico stabile, ma sono disseminati in vari punti del quartiere. Nonostante i prezzi appetibili rispetto ad altre parti della città, molti di questi non trovano acquirenti, contribuendo alla sensazione di abbandono della zona.

Per analizzare la complessa problematica dei vuoti abitativi, i ricercatori hanno raccolto i dati ufficiali del proprietario (Aler), del sindacato inquilini Sicet e del Laboratorio di Quartiere del Comune di Milano, ma anche le testimonianze dirette degli abitanti. A fine 2012 erano 780 gli alloggi sfitti nel quartiere, in linea con quasi 7mila presenti in tutta la città. Un dato impressionante, specialmente se comparato con le 21mila domande in graduatoria, nonostante il Comune di Milano assegni ogni anno circa mille alloggi.

Il 40% degli abitanti di San Siro sono immigrati. Una media molto più alta rispetto agli altri quartieri milanesi (19,5%).

Scovare gli alloggi non abitati ha richiesto un lavoro paziente sul territorio. Il risultato è una mappa dettagliata degli isolati in cui questi appartamenti si trovano. Il lavoro parallelo di confronto con il quartiere ha messo in luce un malessere generalizzato e storie di occupazione informale che si intrecciano con lo schema delle differenti modalità di accesso alla casa a San Siro. Tra chi entra acquistando, chi affittando perché in graduatoria Erp o in categorie speciali, c’è anche spazio per pratiche illegali come l’occupazione abusiva (anche con appoggio di una rete organizzata) o il subaffitto proposto da inquilini Aler.

Molto disomogenea è anche la provenienza delle 11mila persone che vivono a San Siro. Il 40% di loro è straniera, una percentuale alta rispetto al 19,5% della media milanese, e arriva principalmente dal Nord Africa (Egitto, Marocco), ma anche da Yemen, Perù, Filippine e Romania. Il Report di Mapping non ha solo stilato una graduatoria dei Paesi stranieri con più residenti nel quartiere, ma anche rilevato il grado d’istruzione, la condizione lavorativa e quella famigliare dei residenti. Il quadro complessivo è un mosaico culturale che costituisce insieme una ricchezza e una sfida per San Siro.

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III. Il modello 30metriquadri

Prima di trasferirsi in via Abbiati, il gruppo di Mapping si è appoggiato ad altre associazioni attive nel quartiere, una soluzione temporanea che ha saldato il legame con il territorio. Poi è arrivata da Aler l’offerta di sistemarsi in un ex bar del civico 4, un anno di comodato d’uso che lasciava al Politecnico le spese correnti  di acqua, luce e gas. Il luogo perfetto per pianificare il lavoro, raccogliere informazioni e accogliere degli ospiti.

Naturalmente restava del lavoro da fare. Prima di entrare i ricercatori hanno intonacato, tirato a lucido i pavimenti e riparato finestre. Anche la sede di 30Metriquadri è il frutto di un lavoro di squadra. Il nome è insieme una descrizione e un motivo d’orgoglio. Gli abitanti di via Abbiati hanno prestato, all’occorrenza, attrezzi, sedie, tempo e capacità manuali. Un ultimo ritocco ha trasformato la clair grigia in un ingresso colorato, un segno di accoglienza rivolto al quartiere. L’ultimo intervento è stato sull’angolo esterno del locale, una sorta di discarica collettiva ripulita e abbellita con tre grosse fioriere dismesse dall’Expo Gate. I vicini non solo hanno apprezzato, ma si sono sentiti in dovere di contribuire portando le loro piante e dispensando consigli botanici.

30Metriquadri è un avamposto della ricerca scientifica. Una sede universitaria del Politecnico, come i campus di Piola e Lambrate.

Radicarsi in un quartiere difficile come San Siro ha richiesto un investimento di tempo significativo e la mediazione di alcune associazioni molto attive nel quartiere: da Alfabeti, scuola di italiano per stranieri con un giro di 40 volontari, alla Cooperativa Tuttinsieme, che dal 1992 promuove l’integrazione offrendo servizi socio-sanitari ed educativi. «È stato fondamentale lavorare con chi è in grado di leggere questo quartiere in profondità – spiega Elena Maranghi -. È anche grazie a loro se il nostro spazio è diventato abbastanza rapidamente un punto d’incontro dove converge una molteplicità di esperienze positive».

«Formalmente lo spazio 30Metriquadri è una sede universitaria – sottolinea Alice Ranzini -. Il Politecnico ha deciso di aggiungere ai campus di Piola e Lambrate quello di San Siro». Questo avamposto della ricerca scientifica affacciato sul marciapiede di via Abbiati viene spesso paragonato a un acquario: dietro le grandi finestre scorre fluida la vita di un quartiere stratificato, dove ogni livello propone temi di riflessione autonomi, e Mapping è parte integrante di questo ecosistema.

I ricercatori sono divisi in gruppi e si muovono in autonomia. Ogni giovedì è fissata una riunione per aggiornare i colleghi e verificare i progressi. «La gran parte del nostro lavoro consiste nello svolgere interviste agli abitanti del quartiere o ai rappresentanti delle associazioni di zona. E’ un’attività che svolgiamo qui, nel nostro spazio – spiega Elena Maranghi, dottore di ricerca in Studi Urbani a La Sapienza di Roma -. Facciamo sopralluoghi per verificare i dati che raccogliamo, oppure incontriamo le persone in giro per il quartiere». Tra i compiti dei ricercatori di Mapping rientrano l’organizzazione e la gestione degli eventi aperti al quartiere e alla città, ma anche i piccoli interventi di manutenzione della sede di 30Metriquadri e naturalmente l’assistenza ai tirocinanti.

Per autofinanziare parte della ricerca, che al momento si sostiene solo grazie al lavoro volontario, il gruppo ha costruito progetti in partnership con altre realtà presenti nel quartiere, partecipanto a bandi, ma ha vinto il concorso Educator Grant 2014, premio promosso da Adobe Foundation che si rivolge ai progetti di ricerca-azione. 

Nel 2014 il gruppo Mapping ha vinto il premio di ricerca Educator Grant di Adobe Foundation, rivolto ai progetti di ricerca-azione.

Nello spazio 30metriquadri gli abitanti di San Siro trovano sempre qualcuno disposto ad ascoltarli. «Non si può mai stare tranquilli – si lamenta una signora -. L’altra notte mi sono svegliata sentendo dei rumori, temevo stessero occupando l’appartamento di sopra». I problemi ci sono, ma sapere che in via Abbiati 4 c’è un posto dove condividerli aiuta. L’obiettivo dei ricercatori, del resto, è dall’inizio quello di coinvolgere nelle iniziative di Mapping quante più persone possibile: workshop, incontri, dibattiti aperti a tutti per parlare del tema abitativo e delle emergenze quotidiane, non solo con un taglio accademico.

I ricercatori del team di Mapping hanno percorsi formativi eterogenei: triennalisti al primo tirocinio, laureati che dopo il diploma hanno scelto di continuare a partecipare al progetto, dottorandi, assegnisti, esperti di urbanistica, sociologi e architetti. Il gruppo è diretto dalle ricercatrici Francesca Cognetti, del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico, e da Ida Castelnuovo, docente di Pianificazione territoriale e politiche pubbliche allo Iuav di Venezia e project manager della Fondazione Polisocial, programma di impegno e responsabilità sociale del Politecnico di Milano.

Giovanni Tanca lavora al progetto da ottobre e sta per concludere la triennale in Urbanistica. A San Siro è arrivato perché il Quadrilatero è una delle più grandi aree di edilizia popolare di Milano». Alice ha scelto di proseguire la collaborazione con Mapping anche dopo la laurea. Lavora part-time e dedica al progetto tutto il tempo che le resta.

«Sono entrato in squadra mentre stavo finendo il dottorato», spiega Gabriele Solazzi -. Poi sono rimasto perché è un modo unico di fare ricerca sul campo, lontano dalla polvere delle biblioteche». Elena Maranghi, invece, si è trasferita a Milano per scrivere la tesi di dottorato. Ha incontrato Mapping durante il workshop del 2013, scoprendo un quartiere popolare molto diverso da come se lo immaginava da studentessa della Sapienza. «Tutti i partecipanti del workshop che venivano da Roma, come me, hanno pensato che questa non fosse una vera periferia – racconta -. A Roma le periferie sono lontane, disconnesse dalla città, sono semplicemente luoghi che non fanno parte del tessuto urbano. Questo non significa che non ci siano dei problemi, solo che non sono così evidenti a prima vista. San Siro è un quartiere con grosse potenzialità, il fatto stesso di essere una zona abbastanza centrale consente agli abitanti di accedere a molti servizi che altrove nemmeno esistono».

Poco alla volta gli abitanti del quartiere hanno preso a considerare 30Metriquadri un pezzo di San Siro. Sbirciando attraverso le grandi vetrate trasparenti dal marciapiede hanno colto lo spirito del progetto e iniziato a collaborare. Gli incontri occasionali si sono trasformati in visite di routine, un viavai continuo che permette ai ricercatori di interagire direttamente con l’oggetto della loro ricerca. «Se piantate rosmarino nelle fioriere dovete togliere i fiori, tolgono nutrimento», butta lì una signora che passa con la borsa della spesa in mano e poi si ferma a parlare con uno dei ricercatori. E dalle piante passa ai ricordi d’infanzia.

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