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Milano - San Siro

Tuttimondi, il doposcuola multietnico

Un piccolo edificio a un solo piano circondato da palazzoni. Questo è il centro sociale di Via Micene. Circondato da costruzioni popolari fatiscenti appare come una macchia di colore. Un  murales  apre la parete d’ingresso: la parola “Micene” risalta tra i graffiti in  giallo, viola, blu e arancio. Un pizzico di creatività e un paio di bombolette spray hanno saputo trasformare una facciata di anonime saracinesche in uno dei punti di riferimento per i ragazzi del quartiere San Siro. Tutti i lunedì, i giovedì e i venerdì pomeriggio passano da qui i volontari dell’associazione Tuttimondi per accendere le luci e i caloriferi, in attesa dei ragazzi del doposcuola. I ragazzi arrivano subito dopo la fine delle lezioni. Nel primo pomeriggio è la volta degli allievi delle medie e, a seguire, dei bambini delle elementari, che i genitori accompagnano fino alla porta.

I. I volontari

Ad accoglierli sull’ingresso c’è Mariela George, caraibica nell’accento come nel carattere solare. Un punto di riferimento per l’intera associazione fin dalla sua fondazione nel 2008. La decisione di dare vita a Tuttimondi è stata presa proprio da Mariela insieme a Sole, un’amica argentina. Entrambe ritenevano di doversi impegnare personalmente per riuscire a migliorare la vita del loro quartiere.

Inizialmente l’associazione si era prefissata l’obiettivo di promuovere attività legate alla poesia, ma il pragmatismo di Mariela ha rapidamente preso il sopravvento. Interrogandosi sulle reali necessità degli abitanti della zona, le due donne hanno capito che c’era bisogno di qualcuno che si occupasse dei più piccoli. In un quartiere caratterizzato da una forte presenza straniera si sentiva la mancanza di un’iniziativa che facesse da ponte tra la scuola italiana e gli studenti provenienti da famiglie immigrate.

L’istruzione è ancora considerata un valore fondamentale dalla gran parte dei genitori di San Siro ma, vuoi per una limitata istruzione personale, vuoi per un divario culturale, molti di loro non possono aiutare in prima persona i propri figli in caso di difficoltà scolastiche.

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Perciò nel corso degli ultimi anni in alcuni istituti del quartiere, tra cui la scuola di via Paravia, sono stati avviati i doposcuola con l’intento di risolvere il problema. Nonostante la buona volontà degli insegnanti, tutti questi progetti sono stati abbandonati a causa della precarietà dei contratti dei professori e delle crescenti limitazioni economiche. Quindi Tuttimondi è arrivato giusto in tempo per raccogliere il testimone di questa missione che può sopravvivere contando soltanto sull’attività dei volontari.

Tuttimondi raccoglie il testimone di numerosi doposcuola nati e conclusi nel giro di pochi anni per mancanza di budget, coprendo un “buco” importante.

Sedersi a un tavolo insieme ai ragazzi per aiutarli nei compiti a casa può sembrare un’impresa semplice, ma chiunque ci abbia provato almeno una volta sa che la realtà è ben diversa. I requisiti? «Una grande dose di pazienza e un pizzico di masochismo -, sorride Giovanni Bergamaschi, volontario da poco più di un anno -. I ragazzi qualche volta ci dicono che parliamo adultese». Il vero nemico dei ragazzi non è la lingua. La maggioranza di loro è perfettamente bilingue.

Il vero ostacolo a scuola è identico a quello che incontrano tutti i loro coetanei italiani. A una generazione completamente immersa nel mondo della comunicazione visiva e tattile si continua a proporre un metodo di insegnamento che fa della parola scritta e del nozionismo il punto centrale della propria offerta. Qualcuno ha ancora il coraggio di stupirsi se gli studenti si sentono degli alieni non appena aprono i loro sussidiari. Ma non Mariela e la squadra di Tuttimondi pronti, invece, a regalare il loro tempo per seguire i ragazzi  nello studio, riportandoli alla concentrazione quando la loro mente inizia a viaggiare lontano dal contenuto dei libri di testo. Soprattutto con matematica, storia e inglese: le bestie nere delle materie.

«La storia, proprio non la sopporto. Mi spiegate a cosa mi servirà fra qualche anno?», sbotta Nejma, studentessa delle elementari con un caratterino che promette di essere una sfida per i genitori e per i suoi insegnanti. Mariela non si scompone mentre cerca di persuaderla dell’importanza della materia. «La storia non è altro che la vita dei tuoi nonni e dei tuoi genitori, di tutti quelli che sono venuti prima di loro. Fra qualche anno anche il momento che stai vivendo tu adesso verrà scritto sui libri di storia». Nejma non sembra molto convinta o comunque non vuole dare questa soddisfazione a Mariela, ma alla fine torna a studiare i Sumeri e la Mesopotamia con uno sguardo un po’ meno rassegnato di prima.

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II. Studenti e genitori

«Noi facciamo quello che possiamo, cerchiamo di aiutare questi bambini non per inculcare loro la nostra cultura ma per fare loro comprendere il Paese in cui vivono». Maria Adriana Frigo, giornalista ormai in pensione, aiuta i ragazzi che bussano alla saracinesca di via Micene da ben quattro anni. Laureata in lettere, pensava all’inizio del suo impegno di dover spiegare ai ragazzi soprattutto letteratura e storia, sue grandi passioni. Pensava, ma una volta messa alla prova ha scoperto che poteva dare il suo contributo anche nella matematica. Come Adriana, anche gli altri volontari hanno vissuto un’esperienza simile. Spesso, però, mettere a disposizione le proprie competenze non basta, soprattutto quando è necessario conquistare la fiducia di questi ragazzi. «Cerchiamo di non avere allievi fissi per ogni volontario, anche se i bambini più in difficoltà tendono ad attaccarsi ad una persona sola – prosegue Adriana che, però, ammette di aver dovuto fare delle eccezioni -. Poco tempo fa si è unito al nostro gruppo di studenti Abu, che ha frequentato le scuole primarie in Egitto e quando è arrivato in Italia ha fatto molta fatica a ingranare. Solo attraverso molti sforzi e altrettanta pazienza sono riuscita a conquistarmi la sua fiducia. Confesso che affidarlo adesso a qualcun altro sarebbe molto dura, tanto per lui quanto per me».

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Non sono soltanto i ragazzi a nutrire grande fiducia in quello che fanno a Tuttimondi. Anche i genitori riconoscono un grande valore all’iniziativa. Adriana: «Molti genitori più che fidarsi di noi, si affidano. Esauriscono il loro compito accompagnando qui i loro figli. In alcuni casi siamo anche andati ai colloqui con gli insegnanti facendo le loro veci. L’unico momento in cui questa sala diventa più trafficata è quello successivo alla consegna delle pagelle. Al di là di quelle rare occasioni durante l’anno scolastico, il resto del lavoro è completamente affidato a noi. Vorremmo un maggiore coinvolgimento da parte loro, ma non sempre è facile ottenerlo».

«Molti genitori più che fidarsi di noi, si affidano. Esauriscono il loro compito accompagnando qui i loro figli»

Da una parte è anche comprensibile. Alcune madri non parlano italiano tanto che, quando si rapportano con i volontari, hanno bisogno della traduzione dei figli. Molti studenti del doposcuola sono bilingue: parlano con naturalezza sia la lingua dei genitori che l’italiano. Alcuni di loro, figli di coppie miste, sono cresciuti parlandone anche tre. Proprio a loro è affidato il compito di fare da intermediari anche con i nuovi arrivati, sia che si tratti di ragazzi da poco in Italia o allievi che studiano nella scuola egiziana del quartiere dove «da programmi ministeriali si dovrebbe studiare anche l’italiano, ma si finisce solo per apprendere in lingua araba», svela Adriana.

Così, tra i paradossi di San Siro, da una parte c’è una scuola dove i ragazzi finiscono per conoscere solo l’arabo e dall’altra ci sono dei bambini che sono abituati ad usare quella stessa lingua solo quando a casa interagiscono con i propri familiari. «Questi ragazzini conoscono la lingua dei loro genitori, ma spesso non sanno né scriverla né leggerla», aggiunge Mariela. Tuttimondi cerca quindi di non disperdere questa ricchezza culturale e linguistica. Per questo motivo è stato avviato con successo già da qualche anno un corso di alfabetizzazione di lingua e cultura araba, che si svolge ogni venerdì pomeriggio.

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L’offerta di attività associative è sempre più varia, grazie all’entusiasmo di chi ha deciso di dedicare il suo tempo libero alle ore di studio dei ragazzi. «Spesso sono chiassosi, distratti e ci sono giorni in cui vorresti scappare, ma, pazientando, le soddisfazioni arrivano», dice Mariela. I dodici studenti delle elementari e i dodici delle medie ogni anno vengono seguiti da volontari che hanno deciso a malincuore di limitare il numero degli iscritti al doposcuola per poter seguire adeguatamente tutti i bambini.

Infatti, solo una presenza costante può fare veramente la differenza: rivolgere in modo continuo la propria attenzione alle esigenze di questi bambini diventa un modo efficace per infondere in loro la fiducia necessaria per aiutarli a proseguire gli studi nonostante le difficoltà.

Negli anni quasi tutti i ragazzi di Tuttimondi si sono iscritti alle scuole superiori. La maggior parte di loro ha scelto di proseguire il proprio percorso di studi all’interno di in istituti tecnici, anche se una piccola avanguardia ha deciso di mettersi alla prova nei licei. Una ragazza ha scelto di iscriversi al Manzoni, dimostrando che le donne sono le più ambiziose quando si tratta della loro istruzione. Il problema dell’abbandono scolastico è quasi esclusivamente maschile ma si tratta di una sfida che i volontari di Tuttimondi non si sentono di raccogliere, avendo deciso di non seguire studenti delle scuole superiori.

«Noi offriamo quello che possiamo nei limiti di quello che siamo»

sottolinea con modestia Adriana. Qualcuno le potrebbe anche dare ragione se del centro sociale di via Micene vedesse solo uno spazio piccolo, scarsamente illuminato e pieno di vecchi libri polverosi, che in pochi ancora leggono. Ma Tuttimondi è molto più di questo: è l’opportunità offerta a tutti i bambini del quartiere di poter costruire il proprio futuro andando oltre le difficoltà scolastiche e le differenze culturali. È la consapevolezza che le divisioni etniche e i problemi di integrazione non sono barriere, a meno che non vengano percepiti come tali. I bambini che partecipano al doposcuola, infatti, non ragionano in base ai pregiudizi e agli schemi mentali tipici dell’età adulta. Non hanno paura di ciò che non conoscono ma hanno solo la curiosità di sperimentare il mondo che li circonda attraverso le pagine di un libro, le tavole aritmetiche o l’incontro con un bambino, anche lui da poco entrato a far parte di Tuttimondi.

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