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Milano - San Siro

Metti un quartiere sotto contratto

Al quarto piano di via Larga 12, in fondo a un lungo corridoio, si trova la stanza 457. All’interno, dietro a una scrivania stracolma di pile di documenti, siede Patrizia Di Girolamo. Nel 2008 Di Girolamo è stata chiamata dal Comune di Milano per ricoprire il ruolo di responsabile dell’ufficio dei contratti di quartiere, forte della sua esperienza precedente al comune di Bollate. «Il contratto di quartiere – spiega – è uno strumento attuativo urbanistico integrato e complesso che racchiude in un solo programma una serie di interventi di riqualificazione per l’edilizia pubblica che toccano non il singolo complesso edilizio, ma un’area inserita all’interno dei confini di un quadrilatero».

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I. Istruzioni per l'uso

In sostanza, è un piano di salvataggio per le case popolari di San Siro. L’obiettivo? Restituire dignità a un quartiere in cui il degrado ha preso il sopravvento, recuperare costruzioni che negli anni non hanno avuto la necessaria manutenzione e portare i cittadini a innamorarsi di nuovo del luogo in cui vivono in modo che risulti per loro naturale averne maggiore cura.

Tutto è iniziato nel momento in cui il Comune di Milano ha partecipato al programma Contratti di quartiere, avviato nel 2002 dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, bando dove il Comune ha presentato un progetto di riqualificazione per determinate aree del suo territorio. Vincere significava avere accesso a finanziamenti ministeriali che avrebbero permesso di attuare il progetto. Il contratto di quartiere prevede operazioni che toccano non solo il patrimonio infrastrutturale dell’area (strade, piazze, parcheggi), ma anche gli edifici di edilizia popolare, comprendendo sia le aree comuni che gli interni delle abitazioni.

Nel 2005 il Comune di Milano ha ottenuto i finanziamenti per cinque dei suoi progetti che riguardavano i quartieri di Molise-Calvairate, Ponte Lambro, Mazzini, Gratosoglio e San Siro. La somma necessaria per l’attuazione di tutti e cinque i programmi si aggirava intorno ai 250 milioni di euro, erogati dal Ministero e concessi al Comune di Milano dalla Regione. Secondo l’accordo quadro base, ovvero un contratto operativo sottoscritto dal ministero dei Lavori pubblici, Regione Lombardia e tutti i comuni vincitori, il Comune di Milano è il coordinatore territoriale per l’attuazione del programma che coinvolge più soggetti. Tra questi, l’Aler, l’Azienda Lombardia edilizia residenziale. Gli interventi previsti dal piano, infatti, andavano a toccare non solo il patrimonio del Comune, ma anche le case popolari gestite appunto dall’ente gestore Aler. Queste sono in genere operazioni a lungo termine la cui durata minima non è quasi mai inferiore ai dieci anni.

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II. Il caso San Siro

San Siro è una zona a forte concentrazione edilizia pubblica: sono tante le vie in cui la strada è fiancheggiata da entrambi i lati da palazzine popolari. Il degrado è sovrano e indiscusso in numerose aree all’interno del suo perimetro. Patrizia Di Girolamo è nata e cresciuta a San Siro: «Nel marzo 2005, quando sono cominciati i lavori di riqualificazione, si prevedeva di agire su una superficie abitata da 6647 persone distribuite in 4647 alloggi Erp (edilizia popolare pubblica, ndr). Il piano era di intervenire su 1261 di questi appartamenti».

«La risposta degli abitanti è stata molto buona, anche se non è facile vivere per tanti anni in mezzo a un cantiere»

La spesa totale prevista si aggirava intorno ai 46,5 milioni di euro. Di questi, circa 27,5 milioni sarebbero stati impiegati per riqualificare le case popolari, mentre i restanti 18 milioni sarebbero serviti per le infrastrutture. «Allo stato attuale – spiega Di Girolamo – tutti gli interventi di competenza del comune di Milano sono stati portati a termine, mentre restano in sospeso quelli in capo ad Aler». Alcuni cantieri sono rimasti fermi per anni, complice soprattutto la difficile situazione in cui si è trovata l’azienda lombarda che gestisce le case popolari milanesi. «Oggi sono tre i cantieri incompleti e tutti sono di competenza di Aler. A giugno è prevista la ripartenza dei lavori che, secondo la rimodulazione del programma approvata nel 2014, dovrebbero terminare nel 2018 anziché nel 2015, come previsto».

Se parliamo della risposta dei cittadini di San Siro al contratto di quartiere, Patrizia di Girolamo non ha dubbi: «È stata molto buona – dice – anche se non è facile vivere per tanti anni in mezzo a un cantiere». La problematicità sta emergendo solo adesso, un momento in cui molti lavori sono terminati e cominciano a vedersi le differenze tra ciò che è stato riqualificato e ciò che non è rientrato nel programma. «Quando sono iniziati gli interventi, gli inquilini degli appartamenti che ne rimanevano fuori erano contenti di non dover sopportare il rumore, la sporcizia, il caos che sempre l’apertura di un cantiere porta con sé. Adesso che è quasi tutto finito e la gente può apprezzare i buoni risultati raggiunti, si è diffuso il malcontento tra chi ha visto la sua palazzina tagliata fuori dal piano di riqualificazione».

«Il contratto interessa un'area limitata, è fisiologico che qualcosa resti fuori. Bisogna fare delle scelte e questo è il risultato»

L’esempio lampante è quello di via Tracia, costeggiata da entrambi i lati da condomini popolari: da un lato le facciate delle case sono state ristrutturate, dall’altro tutto è rimasto com’era. La spiegazione, in realtà, è molto semplice: «Ogni piano di riqualificazione interessa un’area precisa definita da un quadrilatero virtuale che viene idealmente tracciato da chi propone il progetto. Qualunque costruzione sia al di fuori da quei limiti non può essere toccata, e, inevitabilmente, c’è sempre qualcosa che rimane fuori. Inoltre, quando si allocano le risorse si stabilisce una priorità di intervento, visto che i soldi sono sempre meno di quelli che sarebbero necessari. Bisogna fare delle scelte e questo è il risultato».

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III. Un laboratorio per fare rete

Il laboratorio di quartiere è un presidio locale del comune di Milano che fa parte di un piano di accompagnamento sociale dei processi di riqualificazione. È in funzione dall’1 gennaio del 2006 ed è legato al contratto di quartiere. Il suo obiettivo è la costruzione di una comunità. Come? Coordinando e sostenendo la rete territoriale di relazioni tra le associazioni e i gruppi che si occupano del quartiere e informano i cittadini sullo stato di attuazione dei lavori. Il laboratorio di quartiere ha sede in piazza Selinunte ed è gestito da un’equipe di professionisti composta da un direttore progettuale, un coordinatore, un senior tecnico, un senior sociale e diversi operatori junior. La gestione delle attività è affidata tramite gara d’appalto a una società di consulenti esterni. Il contratto, sottoscritto nel 2006 e rinnovato nel 2012, è in scadenza ad aprile. Col tempo, infatti, il laboratorio è diventato un punto di riferimento a prescindere dal contratto di quartiere a cui è legato. Il prossimo obiettivo sarà riconoscere al laboratorio un ruolo del tutto autonomo.

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