Chapters
Milano - San Siro

Mamme a Scuola

Ci sono mamme molto ambiziose. Così motivate che, in pochi anni, riescono a raggiungere un alto livello di padronanza della lingua italiana e la storia di Mariam ne è un perfetto esempio. Lo dice la mediatrice culturale Nancy Boktour perché bisogna sperare. «Lei era una donna molto motivata e con tanta voglia di imparare l’italiano per integrarsi nel quartiere. Perciò si è iscritta al progetto Mamme a scuola. Si è messa in gioco e, frequentando i corsi con regolarità, ha raggiunto il suo obiettivo in pochi anni. Ora ha una conoscenza dell’italiano pari ad un livello B2: un risultato davvero notevole, che mi ha molto colpita».

«La nostra non è solo una scuola di italiano, ma un luogo dove si intraprende un percorso di cittadinanza»

La vicenda di Mariam è solo una delle testimonianze in base alle quali è possibile comprendere l’importanza del progetto Mamme a scuola. «La nostra non è una scuola di italiano tout court, ma un luogo dove queste donne e i loro bambini intraprendono un percorso completo di cittadinanza», spiega la responsabile dell’associazione Carla Rolla, insegnante e volontaria nel direttivo dell’associazione. «Abbiamo pensato di iniziare questa esperienza all’interno di una scuola pubblica, in particolare materna e elementare, perché si tratta del primo momento in cui le mamme e le famiglie straniere vengono a contatto con il Paese ospitante». «Il nostro obiettivo è creare occasioni di arricchimento reciproco», specifica Amalia D’Aprile, psicomotricista e collaboratrice di Mamme a Scuola. «È importante instaurare una relazione basata sulla collaborazione. Non bisogna favorire l’assimilazione della cultura dominante, ma lavorare affinché si creino situazioni di confronto e di dialogo pluriculturale».

ok-2012.jpg
Una foto corale del gruppo di Mamme a Scuola.

I. Uno sportello per andare in classe

Mamme a scuola è nato nel 2004, nell’Istituto Comprensivo Rinnovata Pizzigoni di via Mac Mahon. Molte madri straniere avevano la necessità di superare la barriera linguistica per aiutare i propri figli a fare i compiti. Così si è sviluppata l’idea di permettere a queste donne di accompagnare a scuola i loro bambini, per poi andare loro stesse in classe per imparare a scrivere e leggere l’italiano.

«Nel 2011 “Mamme a scuola” si è costituita come associazione autonoma. Oggi ci lavorano circa 120 volontarie. Le iscritte sono 300»

In seguito il progetto è entrato a fare parte dei percorsi di accompagnamento socio-linguistico promossi dalla Fondazione Verga. La storica associazione di promozione culturale ha quindi fornito i finanziamenti, ottenuti in base alla legge 285, per sviluppare l’iniziativa anche nell’Istituito Comprensivo Maffucci in via Bodio, e nella scuola Cadorna di Via Dolci, nel quartiere di San Siro. Nel 2011 Mamme a scuola si è costituita come un’associazione autonoma. Da allora, per sovvenzionare le attività si utilizzano vari fondi, tra cui quello della Fondazione Cariplo. Oggi circa 120 volontarie forniscono il loro tempo e le loro energie alle 300 mamme iscritte. «La nostra è una funzione di rete nella rete perché siamo delle “facilitatrici”», spiega Carla. L’associazione ha il compito di creare un rapporto di collaborazione tra le madri e l’istituzione scolastica per il bene dei più piccoli. «Nel momento in cui i bambini dimostrano delle difficoltà, sono gli stessi insegnanti a chiederci di intervenire per fare da intermediari con la famiglia di origine», aggiunge Amalia.

Grazie a uno sportello di mediazione linguistica e alla partecipazione di pediatri, pedagogisti, psicologi e psicomotricisti, si offrono consigli utili alle famiglie per affrontare eventuali difficoltà nell’educazione dei figli. «Dopo una serie di incontri dedicati all’importanza di acquisire un sana alimentazione – ricorda Amalia – ora le mamme non arrivano più a scuola con bambini di 10 mesi che mangiano patatine alla paprika e bevono Gatorade dalle 8.00 di mattina. Il cibo, soprattutto quello poco sano, deve rimanere fuori dalla scuola. Abbiamo stabilito delle regole precise. Chiediamo che siano rispettate anche se, a volte, avere un atteggiamento troppo rigoroso può essere controproducente perché può minare la fiducia che si è creata tra noi e le madri».

mappa-alto.jpg

Mamme a scuola lavora a stretto contatto anche con l’associazione dei genitori: in questo modo padri e madri possono confrontarsi sulle diverse esperienze nella crescita dei bambini, partendo anche da background culturali diversi. In Dolci, infatti, convivono varie culture. Ci sono minoranze etniche come quella cinese e pakistana, che incontrano donne dell’Est europa. La cultura prevalente è araba con madri iscritte ai corsi linguistici dell’associazione che provengono da Paesi come il Marocco, la Tunisia e l’Egitto.

Mamme a scuola è anche un’occasione per scambi culturali sugli argomenti più diversi. «Durante una lezione abbiamo approfondito un lavoro sulle spezie e sulle erbe medicinali – aggiunge Carla -: è stato molto interessante vedere come questa materia sia affrontata in maniera differente dalle donne marocchine rispetto a quelle egiziane: le prime sono ancora molto legate alla medicina tradizionale e condividono rimedi di tipo naturalistico mentre le egiziane fanno uso di antibiotici e medicinali. Si può intavolare il dialogo interculturale anche su questi temi».

Mamme a scuola si rivela, così, «uno spazio dove si incontrano persone provenienti da tutte le parti del mondo, aperte all’idea di conoscersi per crescere insieme e vivere meglio all’interno della comunità locale», ricorda Maria Novella Cottone, coordinatrice dell’associazione nell’Istituto Cadorna.

II. Tra donne ci si intende

«Mamme a scuola è una sorta di villaggio allargato, quasi una famiglia. Per le mamme siamo un punto di riferimento affettivo ed emotivo»

I corsi di Mamme a scuola sono frequentati da donne di circa 30 anni, che hanno in media quattro figli. Sono sposate, non lavorano e hanno l’onere di gestire casa e famiglia da sole. «Mamme a scuola è una sorta di villaggio allargato, quasi una famiglia: per le mamme siamo un punto di riferimento affettivo ed emotivo», racconta Amalia, che conserva nella memoria molte storie di mamme speciali. «Ricordo una donna, incinta del terzo figlio. Non aveva nemmeno 30 anni e aveva già avuto due parti cesarei. Era molto preoccupata per il terzo intervento, a cui si sarebbe dovuta sottoporre, ma soprattutto temeva il giudizio negativo della suocera e della cognata, che consideravano svilente il fatto che la ragazza fosse in attesa della seconda femmina. Un giorno questa donna si è presentata qui a scuola ed io me la sono ritrovata tra le braccia senza neanche rendermene conto. Piangeva convulsamente esprimendo le sue paure. All’epoca io ero per lei un’illustre sconosciuta, ma quella mamma si era sentita libera di esprimere con me le proprie paure fino in fondo».

Spesso queste donne si ritrovano catapultate in una realtà di cui non conoscono la lingua, le abitudini e i codici sociali o i modi di comportarsi. Così affrontano molte difficoltà, contando solo su sé stesse. «Vivono un rapporto di paura, giudizio e competizione con le loro conterranee. Se una donna ha un figlio con qualche problema fisico o psicologico, una situazione già difficile diventa a dir poco disastrosa», aggiunge la psicomotricista. «Quella madre finirà per isolarsi, uscendo dal gruppo sociale della sua stessa comunità di origine».

Inoltre, la crisi economica ha reso ancora più problematiche condizioni già gravi. Le mamme spesso vivono in famiglie numerose ma monoreddito, che soffrono molto a causa della disoccupazione crescente. In altre circostanze ci sono donne arrivate da poco in Italia, che abitano in case occupate abusivamente. Purtroppo queste situazioni sono molto frequenti e Mamme a scuola diventa uno spazio dove affrontare questi problemi o almeno sfogare le tensioni accumulate nel tempo.

Il livello di istruzione delle madri è molto vario: ci sono mamme analfabete, anche nella lingua madre, ed altre invece laureate nel Paese di origine. In molti casi, però, il numero degli anni scolastici che le donne dichiarano di aver frequentato, ha un’importanza relativa poiché quello che conta è il tipo di scuola a cui erano iscritte. «Alcune mamme hanno frequentato l’istituto tecnico e sono andate avanti copiando spudoratamente – spiega Carla -. Hanno assunto questa pratica come una forma mentis, tanto che spesso adottano lo stesso comportamento durante i nostri corsi». Dunque, per facilitare l’apprendimento e per avere consapevolezza delle reali competenze delle donne, le insegnanti di Mamme a scuola sottopongono le madri a un test nella loro lingua. Una volta verificato l’effettivo livello linguistico di ogni allieva, si formano le classi.

Dopo un anno, circa due terzi delle madri supererà gli esami ed otterrà la certificazione di italiano come lingua straniera, il cosiddetto Cils. «La consegna del diploma si svolge sempre nella sala Alessi di palazzo Marino. È un momento molto importante: finalmente le mamme sono e, soprattutto, si sentono riconosciute come cittadine di questa città e di questo Stato», dice Carla.

«Aiutare le mamme a organizzare la gestione della casa, della famiglia e dei figli è indispensabile per permettere loro di frequentare i corsi di italiano. Per questo abbiamo organizzato un servizio di babysitter all’interno della scuola»

Aiutare le donne a organizzare la gestione della casa, della famiglia e dei figli, è indispensabile per permettere loro di frequentare i corsi di italiano. Perciò all’inizio è stato loro offerto un servizio di babysitter all’interno della scuola, che poi si è diventato lo Spazio Bimbi, di cui D’Aprile è responsabile. «Una volta che le madri hanno portato qui i loro bambini, le invitiamo a spiegare ai loro figli che andranno a studiare nella classe accanto mentre noi ci occuperemo di loro», specifica Amalia. «All’inizio le donne ci guardano incredule perché sono convinte che sotto i quattro anni di età i bambini non capiscano nulla, se non alcuni gesti fisici come una carezza o una sberla sulla mano, se fanno qualcosa di sbagliato. Con il passare dei mesi però la diffidenza si è tramutata in fiducia». Dunque le madri riconoscono la competenza e l’attenzione delle volontarie dello Spazio ma soprattutto l’importanza di quel luogo per la crescita dei loro figli. Esposti alla lingua italiana e a quella della famiglia di origine, quei bambini svilupperanno un perfetto bilinguismo, che permetterà loro di fare anche da interpreti per i genitori.

«Qualche anno fa la mamma di un bambino dello Spazio Bimbi indossava il niqab, il velo che lascia visibili solo gli occhi». racconta Amalia. «Aveva preso l’abitudine di svelarsi una volta entrata nella scuola, perché nello Spazio non entrano uomini. Aveva una faccia di una simpatia pazzesca. Il suo bambino era fantastico. Si era stabilita tra di noi una relazione tale che, alla fine, quando la incontravo fuori dalla scuola lei mi abbracciava ed io la baciavo sopra il niqab». «Questo gesto fatto tra una signora vistosamente araba e un’altra evidentemente europea rappresenta un contatto umano, che va al di là di certi sospetti comuni» continua D’Aprile. «Quell’abbraccio dimostra l’importanza di una reciproca comprensione più di mille discorsi sulle regole della convivenza civile».

IMG_4974.jpg

III. Orgogli e pregiudizi

«Quando entri in una dimensione più profonda e comprendi queste umanità più a fondo, di queste donne conosci mondi interiori che non ti aspetti» sottolinea Maria Novella. La lingua crea una barriera, ma bisogna cercare di superarla. Appena si trova un canale alternativo per comunicare, si apre un mondo completamente nuovo».

È fondamentale conoscere la realtà di queste donne per riuscire ad andare oltre i soliti pregiudizi. «Sui giornali leggi certe cose e ti domandi che tipo di persone siano, ma poi le conosci e tutto cambia», sottolinea Carla. E racconta un episodio recentissimo: «Dopo l’attentato nella redazione parigina di Charlie Hebdo, c’era una clima di pregiudizio e di paura amplificato da tutti i media. In classe abbiamo parlato della vicenda e Asna, una mamma, mi ha detto subito: “(I terroristi) sono degli assassini e dei delinquenti. La religione è un’altra cosa”».

In questo momento storico, secondo la volontaria, è molto importante che la comunità musulmana collabori con quella italiana per il bene di tutti. «Instaurare un rapporto di fiducia reciproca – sostiene – è importante anche per loro. Serve per combattere lo stereotipo del musulmano tagliagole». Sconfiggere preconcetti è solo una delle molte difficoltà che le madri di Mamme a scuola devono affrontare. «Hanno una grande forza di carattere: nonostante tutti i loro problemi quelle donne sono tenaci e vanno avanti sempre e comunque per offrire un futuro migliore ai loro figli», precisa Nancy.

Se l’associazione è un posto di accoglienza, dove allo stesso tempo si offrono strumenti utili a queste donne affinché possano essere più indipendenti e attive, tutto questo deve essere proiettato nel futuro. Maria Novella Cottone è positiva: «La nostra speranza è che un giorno queste stesse madri ci affiancheranno per fare da ponte verso altre donne e altre famiglie». In un quartiere ad alta densità abitativa di stranieri, come San Siro, il rischio che le scuole possano diventare dei ghetti c’è ed è forte. Ma a fare la differenza sono già loro: le mamme che vanno a scuola oggi e che avranno un ruolo nella San Siro meltin’ pot di domani.

read more: