Milano - San Siro

Il racket delle occupazioni

Un appartamento vuoto in un condominio popolare a San Siro è un patrimonio pubblico inutilizzato. Lo stesso appartamento può anche essere una risorsa. Da anni c’è chi riesce a guadagnare sfruttando l’emergenza abitativa. Il meccanismo si basa sull’offerta di un servizio: si dà la possibilità di occupare un alloggio vuoto buttando giù una porta “lastrata” dall’Aler in cambio di soldi.

A Milano sono oltre 23 mila le famiglie in graduatoria per una casa popolare. Di queste, 569 hanno le carte in regola e un’abitazione assegnata, ma non possono andare a viverci per problemi burocratici. Un mercato fiorente per chi specula sulla disperazione. Chi ha diritto alla casa continua ad aspettare. E chi non può (o non vuole) più aspettare si rivolge a chi gestisce il racket. Chiede di aprire un appartamento illegalmente. E paga.

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Il racket delle occupazioni nel quartiere San Siro non è gestito da un’unica organizzazione criminale. «Sono per lo più piccoli gruppi di persone che tengono sotto controllo uno o al massimo due palazzi. Chi non ha una casa di solito riesce a contattarli tramite il passaparola», spiega Roberto Cetara, responsabile del sindacato inquilini Sicet di San Siro. Il pagamento oscilla tra i mille e i duemila euro e di solito è diviso in due rate: la prima da versare quando si entra nella casa, la seconda dopo 48 ore. Da quel momento in poi, infatti, la legge impedisce alla polizia di effettuare sgomberi immediati.

Non sembra che la regia del racket delle occupazioni sia in mano alla mafia. «A San Siro non ci sono organizzazioni criminali, per intenderci, quelle perseguibili con il 416bis. Ma all’origine del fenomeno ci sono sicuramente la cultura e i metodi mafiosi», spiega David Gentili, presidente della Commissione antimafia del Comune di Milano.

L’omertà però è molto radicata tra le scale e i cortili dei condomini Aler di San Siro. Gli abitanti del quartiere sostengono che tutti sanno chi gestisce il racket, ma nessuno vuole parlare. F., occupante a San Siro da oltre dieci anni, chiede di restare anonimo: «Conosco le persone che gestiscono il racket dove abito: sono quasi tutti egiziani, ma penso ci siano anche italiani coinvolti nell’organizzazione. Ogni volta che li vedo in azione, soprattutto di notte, mi dicono di farmi gli affari miei. Per questo ho paura a parlarne». Secondo F. il pagamento avviene tramite contanti, ma non solo: «Ho saputo di un padre con due bambine che non aveva la possibilità di saldare la seconda rata. Dopo un po’ di tempo, chi l’aveva fatto entrare nell’alloggio è tornato da lui e gli ha portato via tutto l’oro e i preziosi che aveva».

«L'omertà è molto diffusa nel quartiere. Tutti sanno chi gestisce il racket delle occupazioni»

L’omertà rende anche difficile fare una stima quantitativa del fenomeno. «Raramente chi occupa ammette di aver pagato una qualsiasi cifra per “entrare” in casa» spiega Cetara. A San Siro, su 5mila alloggi destinati all’affitto, oltre 600 sono occupati abusivamente. Non è possibile sapere quanti di queste occupazioni gravitano intorno ai gruppi del racket. Negli ultimi tre anni, il fenomeno si è ingrandito a San Siro come negli altri quartieri di edilizia popolare milanesi.

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Nel 2012 gli alloggi occupati a Milano erano 2.963. Da allora i numeri sono cresciuti ancora: nel 2013 le occupazioni sono state 3.532 e 4.016 nel 2014. I motivi dell’escalation sono diversi: la crisi economica, i prezzi degli affitti nel mercato privato, la mancata assegnazione degli alloggi pubblici, la crescente immigrazione. L’aumento della domanda di case ha causato una maggior offerta di “servizi” da chi guadagna con il racket.

Il 18 novembre 2014 la Prefettura di Milano ha riunito i responsabili di Comune e Aler per sviluppare un “piano operativo d’azione per la prevenzione ed il contrasto delle occupazioni”. Il documento finale prevede una divisione dei compiti tra Aler e Comune e un protocollo d’intervento da rispettare in caso di occupazione. La razionalizzazione delle modalità d’intervento sembra aver avuto una certa efficacia, considerato che nei primi mesi del 2015 il numero di nuove occupazioni è diminuito.

Nonostante questo piccolo passo avanti, la situazione resta critica e la criminalità nei quartieri diffusa. Tanto che anche la Commissione parlamentare antimafia è arrivata ad occuparsi della questione. Secondo Franco Mirabelli, parlamentare PD e membro della commissione, la criminalità è interessata agli appartamenti vuoti non solo per il racket, ma anche per farne basi strategiche per attività illecite: «Molto spesso all’interno degli appartamenti vengono messi personaggi legati alle famiglie criminali. In questo modo le case possono diventare punti logistici per lo spaccio e per nascondere merce rubata. Un altro obiettivo è il controllo del territorio: dalle finestre degli alloggi si possono monitorare i movimenti della Polizia».

Il controllo delle case e l’atteggiamento intimidatorio nei confronti degli altri inquilini rischiano di trasformare quartieri popolari in contesti di illegalità diffusa. Il Comune di Milano è consapevole di questi rischi ma Carmela Rozza, assessore ai Lavori pubblici e all’Arredo urbano, sa come si può impedire alla criminalità di mettere le mani sulle case: «Il racket finisce nel momento in cui siamo in grado di riempire gli appartamenti vuoti. Le case non devono essere lasciate sfitte ma subito riassegnate».

Rozza ammette anche che sono stati commessi degli errori, soprattutto nella gestione degli sgomberi: «In questi anni sono state buttate fuori le famiglie disperate mentre i delinquenti non sono stati toccati». La rabbia degli abitanti di San Siro, infatti, nasce qui: «Come noi sappiamo chi gestisce il racket dovrebbero saperlo anche le autorità, che però intervengono raramente». Ma gli stessi abitanti finora non hanno trovato la forza di denunciare. Come F., altre centinaia non vogliono parlarne. A San Siro, con i metodi mafiosi, si è ottenuto ciò di cui la criminalità di qualsiasi città ha bisogno per lavorare: il silenzio.

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