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Milano - San Siro

Gomitoli di quartiere e carretti musicali

Tavolini, qualche sedia, dadi, giochi di società in legno e un carretto tutto colorato da cui si diffonde una musica allegra. In pochi minuti un cortile di via Micene, generalmente deserto e raramente sede delle chiacchiere di alcune donne più anziane, si trasforma in un parco giochi.

I bambini gridano. Gli adulti cantano. Il merito è tutto del Ludovelò. È così che si chiama il carretto musicale itinerante, dalla cui “pancia” escono giochi, colori e disegni; una magia capace di trasformare in un’ occasione di svago un lunedì pomeriggio qualsiasi a San Siro.

Il primo appuntamento è la festa di Primavera, antipasto di una serie di iniziative che si intensificheranno con l’arrivo della bella stagione. Il Ludovelò verrà infatti presto affiancato dal “fratello maggiore” Ludobus che, seguendo lo stesso principio, coinvolgerà un numero sempre maggiore di grandi e piccini. L’obiettivo è riportare i cortili alla loro natura originaria: spazi di condivisione sociale, soprattutto per le famiglie con tanti bambini, spesso costrette ad adattarsi in appartamenti sottosoglia, senza spazio sufficiente. A causa della crisi abitativa, infatti, i cortili di San Siro si sono trasformati in luoghi di conflitto tra famiglie. I litigi tra giovani e anziani sono all’ordine del giorno e possono nascere anche per problemi quotidiani di poco conto, come l’immondizia. Iniziative come Ludovelò e Ludobus entrano nei cortili e li in luoghi di aggregazione.

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I. Ludobus e Ludovelò, la nascita e l’evoluzione

Pomeriggi come questo, nel cortile di via Micene, nascono da un’iniziativa della piccola cooperativa sociale Alekoslab, che lavora principalmente a Baggio e nel Gallaratese. Tra i fondatori di Alekoslab c’è David, “l’uomo del Ludobus”, che racconta tutti i retroscena. «L’idea è nata nel 2000-2001. Ci siamo ispirati alle comunità montane sopra Carrara, dove alcuni teatranti hanno deciso di supplire alla mancanza di centri estivi per bambini girando per i paesi con un furgone e portando in giro spettacoli in serie». Come per le comunità montane, Alekoslab punta sul gioco e sullo spettacolo per favorire la socialità anche in città e negli spazi condivisi, dalle piazze ai cortili dei quartieri più difficili. «Cerchiamo di trovare progetti e iniziative sociali all’interno dei quali proponiamo il Ludobus – racconta David –. Capita anche che ci chiamino per occasioni saltuarie, come feste locali, di paese o di quartiere, ma preferiamo i progetti a lungo termine».

L’obiettivo è quello di riportare i cortili alla loro natura originaria, ovvero quella di sfogo sociale

David spiega che, riproponendo con regolarità gli stessi giochi e le stesse iniziative, è possibile incoraggiare un sentimento di affezione nei bambini dei vari quartieri: «Creiamo una consuetudine e, in automatico, una certa voglia di esserci. I ragazzi iniziano a cercarci e si crea il gruppo». Se invece la presenza è sporadica l’effetto è quello che David chiama la “sindrome delle giostre”. Vale a dire: arrivo e spacco tutto. Gli interventi costanti nel tempo consentono un percorso educativo più strutturato che non si esaurisce nelle tre ore di intervento.

Il Ludobus di David – che collabora con altre cinque persone tra educatori, organizzatori e animatori – è partito con una serie di laboratori a cielo aperto, più concentrati sull’animazione, e si è poi definito interamente sul gioco. «Il gioco è un catalizzatore: permette ai bambini, ai nonni, ai genitori di giocare insieme e allo stesso modo di conoscersi in un modo del tutto nuovo».

Una caratteristica fondamentale del gioco è la sua universalità e la capacità unica di favorire l’integrazione. David racconta che grazie al Ludobus molti bambini non italiani sono riusciti a socializzare con i coetanei perché «il linguaggio del gioco è comune a tutti, non c’è bisogno di imparare una lingua nuova».

I contesti in cui il Ludobus trova la sua espressione più naturale sono quelli più difficili, dove il gioco passa troppo spesso in secondo piano: «In queste situazioni gli adulti rimangono schiacciati nella loro passività. In fondo, non avendo un lavoro, hanno tanto tempo libero ma non sanno come riempirlo. Così spesso si dimenticano dei figli e della loro necessità di svago».

Negli anni, dal Ludobus si è staccata la costola Ludovelò, un carretto a pedali che consente di portare in giro meno giochi, ma è più adatto a progetti di educativa di strada, dove si lavora con gli adolescenti. All’interno del cassone si trova di tutto, dai giochi da tavolo ai cosiddetti “giochi da panchina”, ovvero i giochi cooperativi per i più grandi.

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Una vecchia festa del Ludobus

I progetti per il futuro sono molti. Tra questi, il cinema all’aperto, l’affiancamento di Ludobus e Ludovelò e una svolta ecologica, come racconta David: «L’idea è quella di portare una consolle, un pannello solare a cui attaccare i telefoni, i mixer e lavorare in strada, usando solamente l’energia solare». Il Ludobus di Alekoslab non è però l’unico; ne esistono tanti in giro per l’Italia: «Non abbiamo il copyright, ma ci basiamo sul concetto opposto di condivisione delle esperienze: ci ispiriamo gli uni agli altri per migliorarci».

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II. Giocare è collaborare

Nel cortile di via Micene, il Ludovelò è di casa: i bambini conoscono i giochi e sanno su quale puntare fin da subito. Nel corso degli anni, infatti, le iniziative di Alekoslab hanno fatto tappa a San Siro sempre più spesso, da piazza Selinunte ai parchetti di via Mar Ionio, fino ai cortili. «L’ultimo progetto che abbiamo seguito è quello di coesione sociale Porto – racconta David –. Quella è la strada giusta e speriamo di proseguirla».

Con il gioco permettiamo agli abitanti di vivere il cortile, la piazza, la strada, in maniera diversa da come sono abituati a viverlo

David è arrivato a San Siro grazie a Paola Casaletti della cooperativa Tuttinsieme, con la quale ha iniziato a ragionare su possibili sinergie e progetti in cui inserire il Ludobus. «La cooperazione con le associazioni dei quartieri in cui operiamo è fondamentale perché ci permette di entrare in relazione velocemente con gli abitanti». È stata proprio Paola ad inserire Alekoslab nel progetto Luci a San Siro, che aveva programmato una serie di interventi sociali nei cortili. Da qui in poi, le collaborazioni non si sono fermate: da Cpm (il Centro italiano per la promozione e la mediazione) al gruppo Salam creato specificatamente per donne arabe, sono in molti a sostenere le iniziative di Alekoslab in zona 7.

Il quartiere, con uno dei tassi di stranieri tra i più alti della città, si presta particolarmente alle finalità e agli obiettivi che si pone il Ludobus. David lo conferma: «Ci piace lavorare in situazioni disagiate e conflittuali perché tramite il gioco permettiamo agli abitanti di vivere lo spazio pubblico come il cortile, la piazza, la strada, in maniera diversa da come sono abituati a viverlo, prospettando un uso differente dello spazio comune, anche se temporaneo».

Il quartiere, con uno dei tassi di stranieri tra i più alti della città, si presta particolarmente alle finalità e agli obiettivi che si pone il Ludobus. David lo conferma: «Ci piace lavorare in situazioni disagiate e conflittuali perché tramite il gioco permettiamo agli abitanti di vivere lo spazio pubblico come il cortile, la piazza, la strada, in maniera diversa da come sono abituati a viverlo, prospettando un uso differente dello spazio comune, anche se temporaneo». Il Ludobus funziona molto anche sul passaparola: «Vogliamo creare l’abitudine: non basta dire “ci vediamo martedì prossimo”, dobbiamo essere riconoscibili. Ora vedono passare il furgone e sanno che ci siamo, ci rintracciano».

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