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Milano - San Siro

Comitato Abitanti San Siro, lotta senza quartiere

Si riuniscono ogni martedì alle dieci di sera in piazza Selinunte. Non tutti vivono a San Siro, ma tutti hanno scelto di passare qui la maggior parte delle loro giornate. Sono i ragazzi del centro sociale Cantiere, che hanno dato vita al Comitato Abitanti San Siro. “Stop sgomberi” è il loro slogan, solidarietà la parola d’ordine. Sono per l’occupazione e la linea dura. E non piacciono a tutti.

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Il gruppo del Comitato di Piazza Selinunte durante un evento nel marzo 2015.

I. LE INIZIATIVE NEL QUARTIERE

Le idee per migliorare la vita nel quartiere nascono dalla riunione settimanale del martedì nello spazio di via Micene: «Vogliamo favorire l’incontro e la socializzazione fra gli abitanti – dice Rossella – e le nostre iniziative vanno tutte verso questa direzione». Il mercatino dell’usato, istituito qualche anno fa, è ormai una tradizione radicata: uno è permanente e ha sede in piazza Stuparich; il secondo è itinerante, sempre all’interno del quartiere San Siro. Il mercatino è un buon esempio di mutuo soccorso: qui non circola danaro, ma si fa scambio con oggetti inutilizzati che possono far felice qualcun altro invece di accumulare polvere sugli scaffali di un ripostiglio. Ahmed, 8 anni, al mercatino ha trovato un libro da colorare ed è al settimo cielo: ai più piccoli basta poco. Anche gli adulti sembrano soddisfatti dalla qualità degli oggetti, dopo un giro fra vecchi vestiti appesi alla ringhiera di un piano terra.

«Vogliamo favorire l’incontro e la socializzazione fra gli abitanti e le nostre iniziative vanno tutte verso questa direzione»

Mentre i genitori trattano sui banchetti delle merci, i figli si divertono giocando nel campetto di calcio di piazza Selinunte, proprio dietro la torre che una volta pompava acqua nelle case: il calcio è sempre stato uno dei pochi svaghi possibili prima che arrivassero i ragazzi del Comitato. «I giochi per i bambini sono un punto forte del nostro programma – continua Rossella –. Molte famiglie che vivono a San Siro non hanno i soldi per iscrivere i figli alle associazioni sportive. Noi non vogliamo che la strada sia la loro unica alternativa». Pochi metri più in là, una bimba di sei anni prende a pugni i guantoni di Agnese, contenta di farle da bersaglio e insegnarle la boxe. Un suo collega, intanto, spiega ai ragazzini riuniti in cerchio come tenere la guardia e ruotare il busto per colpire meglio. Un paio di volte al mese i componenti del Comitato organizzano attività ludiche per le vie del quartiere, dai corsi improvvisati di pugilato alle caotiche partite di “palla prigioniera”, oltre alla palestra popolare e ai corsi di educazione fisica messi a disposizione di chi non può permettersi un personal trainer. Il Comitato ha un occhio di riguardo anche per l’ambiente, in una zona di Milano che ha visto il cemento coprire poco a poco gli spazi verdi: l’anno scorso questo gruppo di cittadini ha incoraggiato la piantumazione di alcune zone, sia strade che piazze, del quartiere. Per favorire l’integrazione, invece, sono stati organizzati i pranzi e le cene di “cucina dal mondo”, in cui famiglie originarie dall’Egitto o dal Marocco offrivano i loro piatti tipici agli altri abitanti.

Con una punta di orgoglio, Rossella racconta anche la festa del Comitato di quartiere: tre giorni a metà luglio tra musica, balli e iniziative culturali. «Abbiamo portato in piazza anche i tenori della Scala, che gli abitanti di San Siro difficilmente avrebbero potuto ascoltare in teatro. Senza dimenticare gli incontri e i dibattiti sulla situazione abitativa, gettonatissimi ogni anno». C’è anche una festa gemella a metà marzo: è la festa di Primavera, un mix di tutte le attività che i ragazzi del Comitato portano avanti condensato in piazza Selinunte nel pomeriggio di ogni 21 marzo. «È molto bello scoprire come nascano i meccanismi di protagonismo attivo e di solidarietà tra chi vive qui. Avere un punto di ritrovo è la base per la costruzione di un quartiere in chiave solidale e anti-razzista. Soprattutto in un posto dove il tessuto sociale rischia di sgretolarsi e le istituzioni non fanno niente per impedirlo».

II. LA CASA COME PROBLEMA: E LE SOLUZIONI?

«A Milano, stando ai dati di dicembre, il totale di alloggi sfitti è apre a 10mila. Se teniamo presente anche le proprietà private, le cifre salgono ancora, fino ad arrivare a 80mila». Paola e Rossella del comitato San Siro definiscono in cifre il “problema casa” a Milano. Fondamentalmente, è una storia di sprechi, visto l’affollamento delle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi pubblici che sono sempre di meno rispetto a chi chiede un alloggio. Le ragazze del comitato, gestito dal centro sociale “Cantiere”, individuano nell’Aler il responsabile dello status quo.

La strategia dell’agenzia lombarda per l’edilizia residenziale non convince il Comitato abitanti di San Siro. «Attualmente si punta a lucrare dalla situazione attuale», sostiene Paola, invece di risolvere il problema cronico dell’assegnazione: l’Aler punterebbe «a vendere» dal mercato pubblico a quello privato. Visto il buco di oltre 2 miliardi nel bilancio dell’ente per l’edilizia popolare, la vendita appare come una conseguenza dell’affollamento delle graduatorie. Ma Rossella non manca di ricordare il recente quadro disegnato dalla commissione di inchiesta regionale sul gestore dell’edilizia pubblica e punta il dito sulla sua insipienza. Se poi parliamo di debito dell’azienda, lo si dovrebbe far risalire alle «operazioni finanziarie che non hanno avuto successo, ma non all’incapacità o alle responsabilità degli abitanti». Per piazzale Selinunte un sistema di privilegi a fronte della povertà crescente nei quartieri popolari non è accettabile. «La cittadinanza non deve pagare la fame di casa», soprattutto se ci sono 9mila alloggi «lastrati e riscaldati», tenuti vuoti da Aler. «Non vengono assegnati pur essendo abitabili», sottolinea Paola.

«La cittadinanza non deve pagare la fame di casa»

«Al di là della miopia del gestore c’è un progetto più ampio», sospetta Rossella. San Siro è un quartiere che ormai sta per essere inglobato nel centro città: «Lo lambiscono due linee della metropolitana, i quartieri residenziali da entrambi i lati e lo stadio». Questi sarebbero chiari segni di centrificazione. Il “disegno” urbanistico finale sarebbe quello di incoraggiare lo spostamento dei meno abbienti verso zone ancora più periferiche. La voce del comitato si leva a favore dell’edilizia pubblica, di una sanatoria del sistema di assegnazione degli alloggi e di una rivalutazione dei quartieri popolari; inoltre, è contro la volontà di monetizzare i metri quadri ora abbandonati a loro stessi. Piazzale Selinunte ha lanciato delle proposte a palazzo Marino: la sanatoria e l’assegnazione sono in stand-by.

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«La maggior parte degli occupanti vuole pagare, non vuole vivere con l’ansia dello sgombero», fa notare Rossella. Chiede la regolarizzazione tramite una commissione che valuti caso per caso: sarebbe una soluzione adatta. Gli occupanti pagherebbero un affitto calmierato e adeguato alle loro tasche. Tuttavia «è dal 2012 che non abbiamo più notizie su questo versante, anche se 50 euro per ogni famiglia costituirebbero un introito notevole, essendo 5mila le famiglie di occupanti a Milano, e meno di 500 a San Siro quelle che pagherebbero l’affitto». Rossella giustifica questa possibilità di regolarizzazione in virtù del fatto che c’è già chi paga un bollettino di indennità di occupazione inviato da Aler ad ogni occupante, un bollettino che ammonta a 700 euro al mese. Modificare la cifra del bollettino in un affitto costituirebbe una possibile via d’uscita dalla condizione di occupante.

Una seconda soluzione consisterebbe in un auto-recupero o nell’assegnazione in stato di fatto. In un alloggio non abitabile, con un impianto da rifare, l’inquilino in possesso di chiavi, dopo l’assegnazione della casa, potrebbe decidere a quale ditta affidare i lavori. Ma non è solo la questione della casa a rendere meno vivibile un quartiere nella morsa della povertà. A piazzale Selinunte nemmeno i commercianti registrano una situazione rosea. «I bar e i negozi della zona stanno chiudendo: in via Maratta e in via Gigante due negozi su dieci sono stati chiusi». Anche chi detiene un esercizio è braccato da affitti molto alti. Rossella rivela che il gommista di via Gigante, nei pressi del piazzale in cui ha sede il comitato, ormai è «strozzinato dall’Aler». A un contesto simile si aggiunge il racket dell’occupazione delle case. È frequente singoli individui o gruppi organizzati si facciano pagare appositamente per sfondare le porte e occupare un alloggio. La posizione del comitato è fermamente contraria al racket e lo condanna. Tuttavia l’origine del problema resta sempre la stessa: per fermare l’illegalità «basterebbe assegnare le case», insiste Rossella. Il racket rappresenta l’altra faccia della stessa medaglia. Paola fa sapere che «ci sono diversi casi di persone che ricorrono a questi metodi»: se si esponessero potrebbero essere ricattate dalla malavita. Il Comitato si è dunque rivolto a Libera Contro le Mafie affinché si avvii una mappatura del territorio contro il fenomeno. Piazzale Selinunte al momento preferisce questa via piuttosto che rivolgersi direttamente alle forze dell’ordine.

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III. COME TI CONTRASTO GLI SGOMBERI

L’opposizione agli sfratti non si limita alle parole. Il Comitato di quartiere ha le sue armi e le affila ogni volta che qualcuno dei suoi componenti rischia di finire in mezzo alla strada. Gli iscritti sono persone con diverse problematiche legate all’abitare, non per forza abusivi. Stranieri, nuovi arrivati nel quartiere o famiglie che lottano per avere un tetto sopra la testa: chiunque decida di rivolgersi al Comitato viene inserito in un elenco e riceve una tessera. Ma i “servizi” offerti non sono quelli convenzionali. Si parte da un questionario, che serve per capire le diverse esigenze di chi spesso non sa da che parte cominciare e ha bisogno di orientarsi. Il passo successivo è lo sportello, che riceve gli utenti tutti i martedì dalle 6 alle 7 e li aiuta ad affrontare le pratiche necessarie per ricevere un alloggio popolare, rimandare uno sfratto esecutivo o richiedere un’abitazione d’emergenza. Il supporto del Comitato arriva fino al tribunale, grazie ad alcuni avvocati che seguono le cause legali degli abitanti del quartiere.

L’assistenza permanente, invece, è garantita da un vecchio telefono Alcatel che passa di mano in mano tra i ragazzi del quartiere. Una sorta di numero verde, a cui segnalare situazioni urgenti: fra ottobre e novembre, nei giorni degli sgomberi, è squillato parecchio. Il comitato si attiva utilizzando come strumento la cellula locale del sindacato Asia, l’Associazione inquilini e abitanti: «Per legge un delegato sindacale è autorizzato ad assistere l’esecuzione di uno sfratto per assicurare che tutto si svolga secondo le procedure», dice Manuel, componente del Comitato. Far parte dell’Asia è un buon metodo per intervenire negli sgomberi e, con un po’ di fortuna e qualche cavillo, guadagnare del tempo. «Spesso richiediamo l’intervento di un medico che può certificare l’impossibilità della persona a subire lo sfratto. Questo comporta un rinvio di tre mesi all’esecuzione e permette di cercare soluzioni alternative nel tempo guadagnato».

«Richiediamo l’intervento di un medico che può certificare l’impossibilità della persona a subire lo sfratto. Questo comporta un rinvio di tre mesi all’esecuzione e permette di cercare soluzioni alternative nel tempo guadagnato»

L’importante è evitare che gli abitanti vengano sbattuti fuori casa. Ma anche in quel caso, si può rimediare: «Più di una volta gli inquilini appena sfrattati sono riusciti a rioccupare l’alloggio qualche ora dopo, appena la polizia se n’è andata». Il comitato definisce questa azione “riappropriazione”: in sostanza, chi è stato cacciato dalla porta, rientra dalla finestra, alla lettera. Prevenire però è sempre meglio che curare, anche per i ragazzi del Comitato. Così, nei mesi caldi hanno deciso di organizzare le colazioni di quartiere: un tavolo piazzato in una via di San Siro dove chi vuole porta una torta, un pacco di biscotti o una brocca di tè. È un modo per favorire la socializzazione, ma anche per avere un presidio permanente per le strade, pronto a fare opposizione concreta agli sfratti. «Gli sgomberi di solito avvengono molto presto al mattino, per limitare i problemi di ordine pubblico che possono derivarne, ma chi si ritrova alla porta l’ufficiale giudiziario non deve sentirsi mai solo». La politica adottata da Aler da queste parti non riscuote troppo successo, almeno a giudicare dalle manifestazioni di protesta che il Comitato organizza periodicamente e che registrano di solito un buon numero di partecipanti: nordafricani, latinos, ma anche tanti italiani di tutte le età. Perché il problema della casa, a San Siro, non ha più confini.

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IV. COMITATI CONTRO COMITATI

La posizione del comitato vive di una ambiguità di fondo che divide il quartiere a metà, tra occupanti e non. La componente di occupanti è quella più numerosa e, sia nel quartiere che nel giudizio degli altri comitati, il gruppo di piazza Selinunte riceve qualche critica sul suo operato.

Soprattutto dal Comitato inquilini, guidato da Lucia Guerri, che ha preso una posizione netta contro le occupazioni. Piazzale Selinunte commenta: «Non abbiamo rapporti con il Comitato inquilini perché nella quotidianità non abbiamo modo di incontrarci». Perché vi farebbero la guerra? Rossella spiega che «proprio gli inquilini, dunque chi ha un contratto regolare con Aler è più arrabbiato per la cattiva manutenzione degli appartamenti e per gli episodi di occupazione». Il lavoro del Comitato Selinunte si concentra piuttosto nel «rendere il quartiere più vivibile» e nel rendere il tessuto sociale più forte, per evitare una guerra fra poveri, nell’interesse collettivo. Tuttavia la modalità di gestione del problema alloggi e occupazioni non ispira la fiducia degli altri comitati che si impegnano sullo stesso fronte.

«Chi occupa una casa risolve il problema per se stesso, ma non ci sono risposte adeguate per la comunità».

La voce di Franca Caffa, al vertice degli inquilini del quartiere Molise Calvairate, si pone in totale dissenso con la linea dei ragazzi di piazzale Selinunte. «Se non ci rendiamo conto che la cura non dà i risultati sperati, dovremmo avere l’umiltà di cambiarla», dice, in merito a quanto avvenuto, nel passato e nel presente, sul fronte occupazioni. Per il numero uno del comitato Molise-Cavairate «chi ha occupato la casa ha risolto il problema per se stesso, ma non ci sono risposte adeguate per la comunità». Piazzale Selinunte non ammette la critica della Caffa poiché, spiega Paola, «l’80% degli sfratti avviene per morosità incolpevole». Per Piazza Selinunte tutto ciò legittima la lotta contro il gestore Aler, anche tramite occupazioni, ma sempre puntando alla sanatoria e alla regolarizzazione degli occupanti. Oltre il muro delle critiche, il lavoro e la lotta dei ragazzi di Piazza Selinunte continuano sotto la torre di piazza Selinunte. Continua a difesa dello spazio conquistato, al di là del bene e del male.

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